Archivio, sezione Mostro di Firenze

In questa sezione troverete post dedicati alla storia del Mostro di Firenze, con la profonda consapevolezza che non tutto sia ancora finito.
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lunedì 8 giugno 2009 (Post n° 87)
Diego Cugia - Un amore all'inferno

Diego Cugia - Un amore all'inferno - compagni di merende, mostro di firenze, diego cugia, editoria, tritalibri

Torno su un argomento dei post precedenti, e cioè sulla situazione dell'editoria in Italia. Ho avuto recentemente dei piccoli diverbi a distanza con alcune persone, la cui opinione ho tenuto comunque in considerazione, che in qualche modo tendono a difendere l'operato di case editrici grandi e medio-grandi. Le mie righe erano tese a mostrare come in Italia, non soltanto per la letteratura, non si facesse SISTEMA, o SCUOLA, se preferite, in favore di una gestione prettamente imprenditoriale. Che va bene, se fatta all'americana. Ma se fatta all'italiana produce soltanto ibridi mostri, frutto di fissità sociale (siamo rimasti la società fissa ed immutabile dei Malavoglia e siamo una delle società con il maggior divario sociale tra le classi) e del meccanismo perverso della raccomandazione. Non me ne voglia nessuno, ma una delle nostre case editrici maggiori, la Mondadori, utilizza largamente questo criterio per selezionare nuovi o vecchi autori.
Un altro criterio usato dalla casa editrice in questione è il libro su commissione. Che, sempre da un punto di vista imprenditoriale, va bene, ma che se abusato rappresenta la morte della libera espressività dello scrittore (sono troppo romantico?). Un esempio è dato dal libro Un amore all'inferno, di Diego Cugia, uscito nel 2005, un libro mediocre, celebrativo dell'autore e scritto senza perizia. Il che appare chiaro dalla nota conclusiva al libro, scritta dall'autore stesso. "Questo romanzo breve è stato scritto dal 28 novembre al 31 dicembre 2004", veramente troppo poco per scrivere e rivedere un romanzo, seppur breve. Ma doveva essere finito prima possibile, perché in quei mesi ferveva l'attenzione intorno alla figura di Francesco Narducci, "l'uomo che forse aveva una doppia vita, ma che certamente ha avuto un doppio cadavere", secondo le stesse parole dell'autore. Dalla lettura del libro appare chiaro che l'autore non fosse un esperto della materia a cui era stato chiamato a dare una parvenza di forma, e ciò appare chiaro in particolar modo a chiunque abbia un minimo di conoscenza della Storia del mostro di Firenze. La lettura di Un amore all'inferno non aggiunge nulla alla conoscenza dell'affaire Mostro. Meglio orientarsi sulla lettura dei libri di Giuttari oppure, sullo stesso argomento del libro qui indagato, La strana morte del dr Narducci, edito da DeriveApprodi, molto più rigoroso e pieno di informazioni interessanti. Ma in fondo, chi sono i due giornalisti sconosciuti autori di quest'ultimo?

I'm Wide Awake (sono ben sveglio)

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mercoledì 15 aprile 2009 (Post n° 45)
La morte di Vanni

La morte di Vanni - compagni di merende, il mostro di firenze, pietro pacciani, articoli sul mostro di firenze

Mario Vanni è morto e così i principali attori della saga del Mostro di Firenze se ne sono andati tutti.
Ma è davvero così? A giudicare dal pessimo servizio andato in onda al Tg5 del 14 aprile si direbbe di no. La tesi principale del nuovo filone di indagini è tutta volta alla scoperta dei mandanti occulti dei duplici omicidi che hanno insanguinato le campagne fiorentine per poco più di un decennio. Il servizio di Donata Scalfari, con poche, mirate parole, non ha fatto altro che ridicolizzare questo impianto logico e investigativo. Ma andiamo in ordine, seguendo il minuto e trentadue secondi del servizio della giornalista figlia di papà.
Le inesattezze iniziano quando la giornalista dice che secondo la sentenza del 1998 i compagni di merende erano "una banda sgangherata di semianalfabeti, furbi, spietati e feroci". Il servizio omette di precisare che un mese prima della sentenza di primo grado, Pietro Pacciani viene trovato morto nella sua abitazione in circostanze alquanto strane. La giornalista inoltre, mascherando i compagni di merende come dei rozzi e analfabeti individui, li separa dalla considerazione romantica che ha lei del serial killer, quando dice che prima del processo del 1998 "si pensava che ci fosse un imprendibile, lucido, geniale serial killer". Secondo lei, quindi, Pacciani e Vanni non erano né intelligenti né geniali, come dovrebbe essere invece un serial killer. Ma qual è la caratteristica principale di un serial killer? Quella di essere una sorta di dandy serio cattivo o quella di uccidere persone in serie con le stesse modalità?
Due inesattezze non organiche con il nostro discorso, ma importanti nel servizio della "giornalista" sono le seguenti: - parlando delle dichiarazioni di Michele Giuttari, vengono fatte vedere immagini di un'altra persona; - nel conto degli omicidi e delle vittime viene messo anche il duplice omicidio del 1968 che, per chi ha letto e si è interessato anche un solo 5 per cento alla totalità della faccenda, è un'inesattezza macroscopica.
Il meglio del servizio è dato però da questa frase: "Fu proprio Vanni dal carcere a fornire le sconclusionate dichiarazioni all'origine della terza inchiesta, che ipotizza dietro ai delitti l'esistenza di una setta satanica". Sconclusionata origine, sconclusionata indagine, sconclusionate conclusioni: per chi ha un minimo di nozioni di matematica, ma anche di filosofia del linguaggio, questi rapporti di tipo associativo sono immediati e lampanti. E che l'intento del servizio fosse quello di far calare il sipario su questa faccenda è chiaro dalla conclusione: "Con la sua morte si mette la parola fine ad una delle storie criminali più feroci del nostro paese". E i mandanti esoterici, non satanici, e occulti? Una cosa sconclusionata.

Come dice lei stessa, "la realtà era un'altra".

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Inserito da Roger Kint in Mostro di Firenze § Commenti (0) § Scrivi § Invia ad un amico§ Condividi su Facebook.com § Segui Emiliano Sabadello su Twitter
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